Accanto ai nostri parroci

20 Set

I parroci della nostra Chiesa durante i giorni immediatamente successivi al sisma del 6 aprile scorso, non hanno mai bbandonato la propria gente se non per motivi contingenti.  Ora, però, si comincia ad avvertire un po’ di stanchezza anche tra i sacerdoti, terremotati tra i terremotati.
Molti parroci (tra cui tanti stranieri), infatti, come tanta gente, non hanno più una casa, non hanno più la propria chiesa e, magari, si ritrovano sotto gli occhi una comunità dimezzata o completamente stravolta a causa delle varie sistemazioni degli sfollati; una comunità che ogni sacerdote, però, vuole continuare a curare, evangelizzare,  accompagnare a maggior ragione in un mese – settembre – che per ognuno è sinonimo di catechismo e di riavvio di tutte le attività pastorali.

Dobbiamo evitare il rischio, dopo il terremoto, che qualche sacerdote si senta solo, si scoraggi, non riesca a trovare la forza per sé stesso e per la propria comunità per andare avanti. È una questione che ci riguarda: tutti siamo chiamati a farci carico di questa difficoltà con responsabilità, concretezza e fiducia. “Il sacerdote – dice lo psichiatra Vittorino Andreoli – è abituato a stare da solo, a vivere nella meditazione e a farsi compagnia in spazi di silenzio – però – anche il sacerdote può perdersi nei labirinti di una solitudine umana che si manifesta quando ci si sente abbandonati, quando si cerca chi non c’è, chi non risponde, chi si teme sia diventato sordo e dunque che non risponderà mai. Ci sono poi momenti nella giornata in cui questa deprivazione sembra farsi più intensa, come la sera quando ci si mette in cucina a preparare la cena, o quando non si sta bene in salute, e si avrebbe un acuto bisogno di qualcuno…”. Allora, in questo anno che papa Benedetto XVI ha voluto dedicare a tutti i sacerdoti, pur tra i problemi noti legati
al terremoto, tutta la comunità cristiana è invitata a non dimenticare di invocare il Signore perché continui a far sentire il sostegno della sua mano in particolare agli operai della sua messe. Operai che sentono di essere ora più che mai come vasi di creta ma sempre con un tesoro – quello della grazia di Dio- da portare ai fratelli della Chiesa aquilana.

Claudio Tracanna


Estratto da: “Vola L’Aquila” 15 Settembre 2009 – (Quindicinale dell’Arcidiocesi di L’Aquila)

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